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Un mercato da 3 miliardi di dollari quello dei biostimolanti. Destinato a salire a 5 miliardi nel corso dei prossimi anni.

Un trend di mercato che lascia intuire il potenziale di questi strumenti nel processo di sviluppo di un’agricoltura più sostenibile, al passo coi cambiamenti climatici.

Grazie a queste nuove tecnologie, infatti, è possibile integrare maggiormente gli input agronomici e razionalizzarli per assicurare una migliore qualità e gestione delle risorse acqua e suolo e una maggiore resa per ettaro.

L’utilizzo in campo di questi fertilizzanti è stato finora ritardato dalla mancanza di una normativa chiara e univoca che indicasse la strada da seguire.

Tuttavia, le cose stanno cambiando.

Biostimolanti, verso una nuova definizione 

Il regolamento Eu 2019/1009 definisce i biostimolanti come prodotti fertilizzanti, la cui funzione è stimolare i processi di nutrizione delle piante indipendentemente dal contenuto di nutrienti del prodotto, allo scopo di migliorare una o più caratteristiche della pianta e della rizosfera. 

Perché ciò sia vero un prodotto biostimolante deve rispettare 4 requisiti che ne attestino l'efficacia attraverso prove sperimentali:

  • efficienza dell'uso dei nutrienti,
  • tolleranza allo stress abiotico,
  • caratteristiche qualitative delle colture, 
  • disponibilità di nutrienti confinati nel suolo e nella rizosfera.

Questo regolamento stilato dalla comunità europea entrerà in vigore a partire dal 16 luglio 2022, data in cui i biostimolanti potranno quindi godere di un'etichetta tutta nuova, fortemente voluta da parte di tutta la filiera agricola.

Gli anni che precedono questa data sottendono il processo europeo di standardizzazione del sistema di analisi e controllo, al fine di tutelare il consumatore e l'ambiente. 

Una serie di parametri, infatti, dovranno essere dimostrati attraverso protocolli specifici standardizzabili. 

L'elenco degli standard verrà pubblicato entro aprile 2022 e comprenderà:

  • la validazione dei claim,
  • la presenza di contaminanti e altre sostanze non ammesse, 
  • la presenza di patogeni organici e di microrganismi benefici,
  • la definizione della terminologia scientifica, 
  • l’indicazione dei metodi di campionamento specifici.

Il Comitato europeo di normazione sta elaborando questi standard attraverso prove analitiche e riproducibili.

5 gruppi sono al lavoro in questo momento per elaborare standard armonizzati per i prodotti biostimolanti. 

La Repubblica Ceca si sta occupando della standardizzazione dei metodi di campionamento e della presenza di contaminanti, mentre alla Francia tocca il compito di definire le prove sperimentali che serviranno a comprovare i claim dei biostimolanti. 

All'Italia il ruolo di definire i microrganismi patogeni e non, e di determinare tutte le terminologie scientifiche, al fine di creare un glossario di riferimento per i biostimolanti.

Non resta che attendere e cogliere quanto prima i frutti delle numerose pubblicazioni realizzate sull’utilità di questi moderni strumenti.

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