fbpx


Due milioni di ettari di terreno e 80mila aziende agricole sono votate al biologico in Italia.

Sono questi i numeri divulgati in occasione del Salone internazionale del biologico e del naturale, SANA, la manifestazione fieristica leader in Italia nel settore del biologico.

L’osservatorio SANA ha registrato un aumento del 3% di superfici dedicate al bio rispetto al 2017.

Un incremento pari a ben 49mila ettari. 

In cima alla classifica svettano le regioni del Sud Italia; con la Sicilia in testa (485.356 ettari), seguita da Puglia (263.653) e Calabria (200.904).

Per quanto riguarda le tipologie di coltivazioni troviamo in cima i prati a pascolo (540.012 ettari), le colture foraggere (392.218) ed i cereali (326.083). A queste categorie seguono, per estensione, le superfici biologiche ad olivo (239.096) e a vite (106.447).

D’altra parte, i lavori della fiera bolognese hanno messo in luce un problema ancora irrisolto della filiera bio: l'utilizzo di sementi o piantine non biologiche

La normativa europea prevede, infatti, che gli agricoltori in regime di biologico utilizzino semi o piantine provenienti da coltivazioni bio, ma così non è.

Per ovviare a questa scomoda normativa, è stato concesso un sistema di deroghe, che permette l'utilizzo di sementi convenzionali, purché non conciate con prodotti non ammessi in biologico, nel caso in cui sul mercato non siano disponibili sementi certificate.

Nel 2016 è stato concesso quasi il 94% delle 63.810 deroghe richieste.

Si è venuto così a creare un circolo vizioso che scontenta tutti

Le aziende sementiere che non investono nella ricerca e moltiplicazione di semi biologici, visto l'alto numero di deroghe concesse. Ma anche il settore biologico, che vede nell'utilizzo di sementi convenzionali una minaccia alla credibilità del comparto.

Uno strumento potenzialmente utile potrebbe essere la Banca dati informatizzata delle sementi biologiche (riformata con decreto ministeriale del 24 febbraio 2017) attraverso la quale domanda e offerta potrebbero più facilmente incontrarsi.

Tuttavia, al momento presenta ancora forti limiti: è possibile forzare il sistema e ottenere la deroga, anche quando il seme bio è disponibile.

“Gli organismi di certificazione e di controllo devono far rispettare meglio le regole.” - ha sottolineato il presidente di FederBio, Paolo Carnemolla.

“Il biologico è una grande opportunità per gli agricoltori, ma deve essere fatto seguendo le normative. Inoltre servono accordi di filiera, come nel caso dei frumenti antichi e locali, dove una piena valorizzazione del prodotto biologico finito non può prevedere la deroga sul seme. Siamo consapevoli della difficoltà e complessità della sfida, per questo c'è necessità di una stretta alleanza fra i produttori di sementi e i protagonisti delle filiere biologiche nazionali”.

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy.
Continuando la navigazione sul sito, scorrendo la pagina, oppure cliccando sui collegamenti di questo sito, accetti l'utilizzo dei cookies da parte del sito web.
Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy