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La ministra dell'Agricoltura assicura: “Libero il campo da equivoci di tutte le nature: il settore agricolo è ricompreso, e non potrebbe essere diversamente, nell'iniezione di liquidità che il decreto garantisce a sostegno di tutto il sistema produttivo ed economico”.

Così Teresa Bellanova rassicura le imprese agricole escluse, in un primo momento, dal decreto liquidità.

Si tratta di un meccanismo di garanzie statali previsto dal Governo per assicurare liquidità alle imprese travolte dalla pandemia da Coronavirus. Un provvedimento, da 400 miliardi di euro, preliminare al cosiddetto “decreto di Aprile”, con cui il Governo conta di rifinanziare gli ammortizzatori sociali per almeno 15 miliardi entro la metà del mese.

D’altra parte, non poche polemiche ha sollecitato la bozza del testo in attesa di pubblicazione in Gazzetta.

“Da una prima lettura della bozza attualmente in circolazione sembra emergere chiaramente come per misurare l'entità del finanziamento si faccia riferimento solo al bilancio delle aziende, documentazione che è predisposta solo da una parte delle aziende agricole, mentre per altre è prevista una fiscalità diversa; stesso discorso vale per il fondo per le Piccole e medie imprese, che non opera a garanzia delle imprese agricole, sottolinea in una nota il coordinamento di Agrinsieme.

Infatti, il decreto liquidità prevede che il Sace (società di Cassa depositi e prestiti) fornisca 200 miliardi di garanzie sui prestiti alle imprese medie e grandi, mentre alle piccole e medie imprese ci penserà il fondo di garanzia Pmi dedicato.

Ettore Prandini, presidente di Coldiretti, suggerisce di affidare la gestione al Fondo di garanzia dell’Ismea per l’agricoltura e la pesca e al Fondo per le Piccole e Medie Imprese per l’agroindustria e l’agroalimentare.

“Strumenti che funzionano da anni, che sono collaudati, che hanno limiti molto meno stringenti della Sace e che non prevedono costi aggiuntivi per le imprese”.

E propone di estendere da sei a dieci anni i termini per la restituzione del prestito.

“In questo momento storico è necessario intervenire con la massima efficienza e velocità e con il minimo possibile di burocrazia” , conclude Prandini.

A tal fine, il governo giovedì al Senato potrebbe mettere la fiducia e accelerare i tempi. 

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