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L’inerbimento dell'interfila della vite è un ottimo strumento per potenziare la vigoria del vigneto.

A confermarlo è una sperimentazione pluriennale condotta dai ricercatori del Centro di sperimentazione di Laimburg, i cui risultati sono stati divulgati in occasione dell'annuale Giornata della tecnica in viticoltura.

Il sovescio è una tecnica agronomica piuttosto diffusa tra gli agricoltori italiani per molteplici funzioni.

Quali, ad esempio, migliorare la struttura del suolo, renderlo maggiormente resistente al passaggio dei trattori oppure al dilavamento causato dagli acquazzoni.

D’altra parte, l’obiettivo primario resta quello di arricchire il terreno di sostanze organiche utili all'accrescimento della vite.

“A differenza che nel sovescio classico, dove le piante vengono interrate, noi non invertiamo gli strati di suolo per non rischiare di lasciare il terreno scoperto durante tutta l'estate, rischio frequente a causa della limitatezza delle precipitazioni nei mesi di giugno e luglio”, spiega Florian Haas, ricercatore del Centro di Sperimentazione di Laimburg, in riferimento all’esperimento nel vitigno altoatesino.

“In Alto Adige le precipitazioni estive e tardo primaverili sono scarse, questo ci ha spinto a posizionare la semina delle essenze nel periodo che va dopo la vendemmia fino ad inizio novembre. Le piante vengono poi rullate o falciate quando hanno completato lo sviluppo.

Mentre nel sovescio classico la pianta muore al momento dell'interramento, nell'esperienza altoatesina l'apparato ipogeo continua a svilupparsi dopo la falciatura o la rullatura

In questo modo si tutela il terreno da episodi di erosione, che invece si potrebbero manifestare con un suolo sovesciato e privo di copertura erbosa.

Naturalmente in questo caso i benefici a livello di apporto nutritivo vengono posticipati, perché si realizzano solo nel momento in cui, dopo la vendemmia, il viticoltore entra in campo per lavorare il terreno e seminare il nuovo cotico erboso.

Variando la tipologia di semente utilizzata per il sovescio è anche possibile gestire la vigoria della vite, continua Florian Haas. 

“Se infatti si opta per graminacee queste sono in grado di esplorare ampie porzioni di terreno e di entrare in competizione con la vite per l'assorbimento dei nutrienti. Possono dunque essere utilizzate per frenare la vigoria di piante che insistono su terreni particolarmente fertili”.

Nel caso in cui invece le viti siano state innestate in terreni particolarmente poveri di sostanze nutritive, si può optare per l'utilizzo di leguminose che, grazie alla capacità di fissare l'azoto atmosferico, arricchiscono il terreno di materiale organico.

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