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Si conferma per il terzo anno consecutivo l’andamento favorevole delle compravendite fondiarie.

Secondo le analisi condotte dal Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (Crea) per il 2017, si attesta al +2% il tasso di acquisto delle terre.

Un dato significativo per il mercato fondiario, che inverte le tendenze degli ultimi anni e segnala il rinnovato interesse degli investitori.

A consolidare questo segnale positivo contribuisce la crescita del credito: + 2% per il quarto anno di fila, con un volume delle erogazioni che supera i 500 milioni di euro l’anno, secondo le stime della Banca d’Italia.

Un valore ancora inferiore ai massimali del 2003-2005, eppure indicativo di un nuovo atteggiamento del sistema bancario verso l’accesso alla terra.

“È chiaro che questi segnali fanno ben sperare per il futuro" afferma il Crea, e aggiunge, cauta, come sia ancora un po' presto per dire se il mercato fondiario si sta avviando verso un periodo di congiuntura favorevole.

D’altronde, molti altri indicatori sottolineano il trend positivo.

Così, ad esempio, dopo cinque anni di continue svalutazioni, il prezzo della terra in Italia torna a crescere e nel 2017 ha superato, sostiene il Crea, i 20.000€ per ettaro.

Una media nazionale soggetta a forti differenziazioni territoriali tra Nord e Sud.

In particolare, si assestano sopra i 40mila euro i prezzi medi di acquisto al Nordest, mentre variano tra gli 8 e i 13mila euro all'ettaro nel Mezzogiorno.

D’altra parte, le iniziative statali degli anni passati hanno inteso e intendono facilitare il ritorno alla terra, con un riguardo speciale per i giovani.

In tal modo, dopo il decreto Terre vive del 2014, che ha messo a disposizione terreni demaniali, in larga misura ubicati in zone marginali, ora è la volta della Banca della terra nazionale curata dall'Ismea che ha disposto per la vendita all'asta 7.700 ettari, con l’ultimo bando in scadenza il 2 dicembre.

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