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È ora al vaglio di Bruxelles il testo del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), anche detto Recovery plan.

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), si inserisce all’interno del progetto europeo Next Generation UE per il rilancio dell’economia dei paesi membri in seguito alla pandemia da COVID-19.

Il Piano italiano prevede investimenti pari a 191,5 miliardi di euro, finanziati attraverso il Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza, lo strumento chiave del programma Next Generation UE.

Ulteriori 30,6 miliardi sono parte di un Fondo complementare, finanziato attraverso lo scostamento pluriennale di bilancio approvato nel Consiglio dei ministri del 15 aprile.

Il totale degli investimenti previsti per l’Italia è pertanto di 222,1 miliardi di euro. Distribuiti su sei macro aree di intervento:

  1. Digitalizzazione, Innovazione, Competitività, Cultura
  2. Rivoluzione Verde e Transizione Ecologica
  3. Infrastrutture per una Mobilità Sostenibile
  4. Istruzione e Ricerca
  5. Inclusione e Coesione
  6. Salute

Le misure riguardanti l’agricoltura sono per lo più inserite all’interno della cosiddetta seconda Missione, dove si parla di Transizione ecologica, ma il comparto agricolo si avvantaggerà anche delle misure relative ad altri settori.

Si pensi, ad esempio, agli investimenti in infrastrutture di telecomunicazione di cui beneficeranno anche gli agricoltori che vivono in zone rurali non raggiunte da internet o coperte dal segnale 4G.

In particolare, gli stanziamenti diretti al settore agricolo sono:

  • 800 milioni per la logistica;
  • 1,5 miliardi per l'agrisolare;
  • 500 milioni per l'ammodernamento delle macchine agricole;
  • 1,2 miliardi per i contratti di filiera;
  • 2 miliardi per lo sviluppo delle produzioni e delle tecnologie inerenti il biogas e il biometano;
  • 880 milioni per gli invasi e il sistema irriguo.

L'obiettivo è quello di rafforzare il settore agricolo, rendendolo più competitivo, resiliente (capace di adattarsi ai cambiamenti climatici) e sostenibile.

D’altra parte Maria Grazia Mammuccini, presidente di Federbio, ha rilevato qualche criticità circa il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

“Il Pnrr è l’avvio di una transizione tecnologica che segna un miglioramento rispetto alla fase precedente. Tuttavia l’assenza persino delle parole “agroecologia” e “agricoltura biologica” – per non parlare delle politiche che queste parole sottintendono – rivela un limite grave. 

L’idea di agricoltura che permea il Pnrr non è centrata sul cibo, sulla salute dei campi e – di conseguenza – sulla salute delle persone. Ma sulle esigenze del sistema industriale. I campi sono pensati come un’appendice delle fabbriche. 

Di qui le scelte concrete: fotovoltaico, isolamento termico dei fabbricati, tecnologie per l’agricoltura di precisione o smart (le due espressioni che ricorrono più spesso). Innovazioni – in sé –positive, ma complementari. Quello che manca è la sostanza. Il riconoscimento che l’agricoltura e l’allevamento intensivi che si sono sviluppati negli ultimi decenni sono concausa importante della crisi climatica, dell’inquinamento delle falde idriche, dell’inaridimento dei suoli, della riduzione della biodiversità”.

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